NOSY BE
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L’entroterra
La biodiversità del Madagascar

Con una superficie di 320 Km quadrati e una popolazione che conta circa 65.000 abitanti, Nosy Be è la più grande isola dell’arcipelago del Madagascar. Il suo nome in lingua malgascia significa proprio “isola grande”. A completare la ricchezza della Natura e la varietà delle esperienze offerte dal suo arcipelago, Nosy Be rivela degli scorci appassionanti anche a chi decide di avventurarsi nell’entroterra.

Visitare l’entroterra di Nosy Be significa avventurasi su sentieri poco battuti, privilegiare l’incontro con la popolazione locale nei suoi istanti di vita più vera, comprendere perché il richiamo di questa terra si fa sentire così forte.

Riserva Naturale Integrale di Lokobe

Conoscere Lokobe è soddisfare un bisogno innato di conoscenza, di sincera curioristà, di avventura accessibile, di stupore genuino, di incontri inattesi e edificanti. L’ingresso di Lokobe è una porta temporale, che conduce al fianco di esseri che vivono da centinaia di anni. In lingua malgascia loko significa “colore”, mentre be sta per “grande”; il grande colore cui fa riferimento il nome di questa porzione di natura incontaminata di circa 740 ettari è il verde della vegetazione della foresta primaria che si può ammirare già dal vicino villaggio di Ambatozavavy. Proprio da qui si parte a bordo di piroghe tradizionali sakalava e, dopo una energica pagaiata in una cornice di mangrovie, si raggiunge il villaggio di Ampasipohy, porta d’ingresso della riserva. La fauna e la flora rappresentano una buona fetta della biodiversità dell’intero Madagascar ed è necessario aprire bene gli occhi e il cuore per comprenderla appieno. Lokobe è l’habitat di una grande colonia di lemuri macaco e di altre specie di lemuri: il diurno microcebo di Claire e i notturni Mirza Zaza e il lepilemure di Nosy Be. Tra le sei specie di camaleonti, si trova il camaleonte più piccolo del mondo, la Brochesia Minima, che misura solo qualche millimetro di lunghezza.Tra le sedici specie di gechi, spicca l’Uroplatus o geco coda a foglia, animale che sfrutta a tal punto il mimetismo criptico da essere induviduato con grande difficoltà. Tra gli anfibi ospitati nella riserva vive una delle rane più piccole del mondo, la Rhombophryne pygmaea, endemica di Lokobe, di circa 10 mm di lunghezza. Lokobe significa fare esperienza diretta degli endemismi del Madagascar, cui spesso si fa riferimento senza conoscerli per davvero.

Mont Passot

Secondo punto più alto di Nosy Be con 329 metri di altitudine, Mont Passot prende il suo nome dal capitano della Marina Francese Pierre Passot, che ha contribuito attivamente all’annessione dell’isola di Nosy Be alla Francia, avvenuta nel 1841. Dalla cima di questa collina vulcanica situata al centro dell’isola si gode di una vista a 360 gradi su Nosy Be, sull’Oceano Indiano e su alcuni dei dodici laghi vulcanici dell’isola. I laghi di Nosy Be, dal blu intenso e circondati da una vegetazione lussureggiante sono considerati “sacri” e pervasi di fady, tabù in lingua malgascia; in questi laghi fare il bagno è religiosamente vietato, anche per via dei numerosi coccodrilli che popolano e increspano le loro acque. Il momento più suggestivo da vivere a Mont Passot è il tramonto. E’ davvero un evento magico che ogni giorno ritempra lo spirito di chi si ferma ad ammirarlo, attorniato di malgasce dedite al ricamo e bambini che giocano a nascondino. E’ tutto vero, al crepuscolo il cielo assume una gamma di colori che vanno dall’arancio al rosa, dal rosso al blu: un appuntamento imperdibile per ogni viaggiatore.

Hellville

Hellville (o Hell Ville) è la città più grande e il capoluogo dell’isola di Nosy Be e conta oltre 30.000 abitanti. E’ stato nel 1839 il punto di approdo dell’imbarcazione Prévoyante, il cui comandante, il capitano della Marina francese Pierre Passot, venne incaricato dal Governatore di Bourbon (l’attuale isola della Reunion) di cercare un porto militare in Madagascar. Su quel punto vi sorse una città, che venne battezzata Hellville in onore di tale Governatore, l’ammiraglio Anne Chrétien Louis de Hell. Hellville è il cuore pulsante dell’isola e vi sono concentrati tutti i servizi amministrativi e commerciali, il municipio, le banche, l’ospedale e soprattutto il Bazar Be, il grande mercato coperto di Hellville. La sua costruzione risale al 1954 e oggi, dopo alcune ristrutturazioni, è perfettamente funzionante; è qui che la popolazione locale fa la spesa tutti i giorni ed è un luogo imprescindibile per una visita inebriante: si mescolano i colori della frutta tropicale, i profumi della vaniglia e delle spezie, i sapori dello zenzero e delle salse di mango fatte in casa vendute in bottiglie d’acqua riciclate. Tra i piccoli banchi del mercato le mamme allattano i neonati, gli adulti consumano pasti frugali e i bambini si rincorrono e sorridono ai turisti, che si mescolano ai locali come se vivessero qui da sempre. Sulla via principale della città, troviamo costruzioni in stile coloniale francese e una grande quantità di boutique d’artigianato malgascio. Percorrendola tutta, si arriva al porto principale dell’isola, difeso in età coloniale dai cannoni piazzati in zone strategiche, divenuti oggi una delle immagini simbolo della città. Uno di questi cannoni è posto di fronte alla prigione di Hellville, che risale al 1855 ed è una delle più antiche del Madagascar. Da non lasciarsi sfuggire un giro in città con i curiosi Took-Took gialli, al servizio di locali e turisti.

Cascata di Ampasindava

Una delle bellezze di Nosy Be da non perdere è la cascata sacra di Ampasindava. E’ una cascata di acqua dolce che è circondata da una rigogliosa vegetazione tropicale, ricca di Ylang-Ylang e felci enormi; forma un laghetto dove ci si può concedere un ottimo bagno ristoratore, magari come tappa di un’escursione più ampia nell’entroterra di Nosy Be. E’ un luogo sacro per i Sakalava e, come tale, è delimitato da drappi bianchi e rossi, che rappresentano rispettivamente l’argento e l’oro. Si dice che bagnandosi nelle acque del lago si riceva una sorta di benedizione.

Dzamandzar

Dzamanzar o Djamandjary è la seconda cittadina più popolosa dell’isola dopo la capitale Hellville e conta poco meno di 20.000 abitanti. Si trova sulla costa Occidentale dell’isola ed è un centro di commercio, turismo e animata vita notturna con i suoi bar e locali. Questo villaggio è spesso associato all’attività di produzione e trasformazione della canna da zucchero, operata dal 1920 al 2006 dallo zuccherificio e distilleria di rhum Sirama. Al centro di Dzamandzar, la domenica pomeriggio, dietro pagamento di un biglietto di ingresso, si può assistere agli incontri di una sorta di boxe locale, chiamata Moraingy, combinazione di lotta a pugni nudi e musica accompagnata da un grande entusiasmo popolare.

Albero Sacro di Mahatsinjo

Il sito dell’Albero sacro è un luogo di interesse storico, culturale e religioso a circa due kilometri e mezzo a Sud della capitale Hellville, situato in località Mahatsinjo. La sua storia ha inizio nel 1837, anno in cui la regina Sakalava Tsiomeko ripiega su Nosy Be sotto la pressione dell’esercito della regina merina Ranavalona I, e in cui sbarca a Nosy Be un nutrito gruppo di colonizzatori Hindu, che recano in dono alla regina un germoglio di Ficus Benghalensis o Baniano. La regina ordina di piantarlo nel luogo che ha visto il suo primo insediamento dull’isola dei profumi. Da allora è divenuto un doany per i Sakalava, ossia un luogo di culto e di preghiera, dove chiedere agli antenati protezione, salute, prosperità e progenie e dove presentare le proprie offerte di ringraziamento, soprattutto sotto forma di miele e rhum. In origine un solo albero con migliaia di radici, oggi l’albero sacro si estende su una superficie di circa 5.000 metri quadrati ed è formato da una moltitudine di rami dai quali discendono liane che penetrano nel terreno, formano nuove radici e si trasformano in nuovi tronchi che, a loro volta, daranno vita a nuovi rami e liane. Per penetrare nell’area dell’albero sacro è necessario rispettare le fomba, le tradizioni, ed entrare prima con il piede destro, lo stesso vale per l’uscita, ancora una volta prima con il piede destro. Occorre inoltre indossare un lamba, un panno o pareo, legato in vita per gli uomini (kitamby) e a coprire anche le spalle per le donne (salovana sy kisaly). La zona delle offerte è circondata di tessuti rossi e bianchi, i colori del regno Sakalava e che rappresentano due rami della famiglia reale. Ricordate: non è solo l’abero ad essere sacro, ma tutto il luogo.

Ambatoloaka

Distante poco più di 8 km dal capoluogo Hellville in direzione Ovest, la località di Ambatoloaka è sicuramente il luogo più cosmopolita dell’intera isola. Sulla sua spiaggia, all’alba si assiste allo spettacolo dell’uscita in mare dei pescatori su decine di piroghe a vela; durante il gorno arriverà poi il pescato: pesce freschissimo, crostacei e frutti di mare che fanno gola ai clienti dei tanti hotel e ristoranti della zona. E’ difatti questa l’area turisticamente più sviluppata, con una vivace vita notturna animata da negozi, bar, discoteche, pub con musica dal vivo e un piccolissimo casinò, tutti situati sulla via principale che corre parallela alla spiaggia. La notte di Ambatoloaka è la più esuberante che si possa trovare a Nosy Be, mentre durante il giorno Ambatoloaka è un villaggio che sonnecchia tranquillo e che mette a disposizione la propria spiaggia per le tante imbarcazioni, soprattutto turistiche, che salpano alla volta di Nosy Iranja, Nosy Tanikely e Nosy Komba. Alla domenica i locali si riversano in massa sulla spiaggia di Ambatoloaka e quella contingua (verso Nord) di Madirokely per una classica giornata di mare in famiglia. Il suo nome significa, in lingua malgascia, “luogo dove c’è una pietra cava”.